Marchionne, il sopravvissuto
La nuova Fca, nata dal matrimonio tra Chrysler e Fiat, ha in corpo un motore americano, come conferma la decisione di convocare analisti, giornalisti e sindacati a Detroit per il battesimo della nuova “global industry”, animata – come ha detto Sergio Marchionne – da “una squadra di sopravvissuti che portano con sé l’umiltà che gli deriva dall’aver sbagliato”. Marchionne ha scelto però di giocare in Italia la partita che deciderà, in buona parte, le sorti del gruppo.
15 AGO 20

La nuova Fca, nata dal matrimonio tra Chrysler e Fiat, ha in corpo un motore americano, come conferma la decisione di convocare analisti, giornalisti e sindacati a Detroit per il battesimo della nuova “global industry”, animata – come ha detto Sergio Marchionne – da “una squadra di sopravvissuti che portano con sé l’umiltà che gli deriva dall’aver sbagliato”. Marchionne ha scelto però di giocare in Italia la partita che deciderà, in buona parte, le sorti del gruppo. La scommessa di Fca dipende dal successo del piano Alfa Romeo, l’azienda che dovrà tornare brand d’appeal e da cui dovranno arrivare, assieme alle vendite di Jeep, i profitti, quelli che si fanno grazie agli acquisti della clientela più danarosa. Così come avviene in Volkswagen, ove a rimpinguare le casse sono le [**Video_box_2**]vendite premium di Audi. I cinque miliardi di investimenti promessi per Alfa non sono uno specchietto per le allodole, ma l’anima del piano industriale di un gruppo globale che ha deciso di scommettere forte su quei brand che qualcuno, a sinistra, avrebbe preferito in mano tedesca pur di punire il manager che ha osato rompere con i rituali della concertazione. Oggi, in un clima ben diverso, in cui i grandi investitori americani cercano opportunità in Italia, Marchionne sa di poter attrarre l’interesse degli investitori di Wall Street sui brand di casa nostra. Certo, su Marchionne grava il precedente di Fabbrica Italia, annuncio poi non rispettato. Ma, si può obiettare, il chief officer transnazionale può permettersi di lanciare la sfida odierna dopo avere corretto in tempo la rotta, evitando errori che hanno consegnato Peugeot ai cinesi. E per aver tenuto duro contro il tentativo di demonizzarlo. Alla faccia della Cgil, la cui assenza ieri a Detroit non ha compromesso la festa.